Egon Schiele blog Pleasure 4 You

Molti artisti hanno raccontato il sesso attraverso le proprie opere, ma pochi sono riusciti a rendere tangibili oltre l’inverosimile le sottili sfumature di erotismo, passione, dramma, paura. Tutte pulsioni che caratterizzano l’animo umano e che nelle linee decise di Egon Schiele trovano uno dei maggiori esponenti dell’Espressionismo austriaco e dell’arte erotica mondiale.

L’arte e il dramma di Schiele

Egon Schiele (1890-1918) è un pittore ed un incisore appartenente all’Espressionismo viennese. Una vita breve incentrata sull’autoanalisi, sull’introspezione, sulla ricerca, sulla distorsione della vita e della realtà. Tra i temi centrali del suo lavoro ci sono la morte e l’erotismo, due tratti che caratterizzano ogni sua forma di espressione: la morte lo accompagna sin da giovane, insieme alle psicosi e alla ricerca del sesso sia come piacere che come valvola di sfogo di pulsioni represse e senso di colpa.

La rappresentazione dei corpi e del sesso


Schiele vive una vita di contrasti: sesso, amore, morte, distorsione, sproporzione. La sua lotta all’autoconoscenza e all’autoaffermazione viene tradotta in opere frenetiche, partorite rapidamente e a breve distanza l’una dall’altra. Le figure vengono accavallate, rese sproporzionate o distorte, caratterizzate da immagini evocative forti, cosa che gli crea non pochi problemi. Le sue muse sono quasi sempre adolescenti, anche se il taglio delle linee è molto forte: vediamo donne intraprendenti, asciutte, taglienti, sicure di sé e della propria sessualità e del gioco erotico che si instaura col partner, col quale sono quasi sempre raffigurate. Il sesso diventa, così, conoscenza e sperimentazione sia da parte dei personaggi disegnati che dall’artista, che proietta sulla carta molte delle sue inquietudini e paure.
Schiele è letteralmente ossessionato dal corpo umano che rispecchia la psiche, molto spesso instabile e problematica, dell’individuo. Rappresentando l’atto sessuale o il post-coito si sofferma sulla solitudine e sulla stanchezza di corpi che sono vicini solo fisicamente e non mentalmente. Le figure sono spesso martoriate, il che accentua l’alone di morte presente nella vita e nelle opere dell’artista.
Molte sono le opere che, come “L’abbraccio (Gli amanti)”, mostrano due corpi fusi che, però, non rimandano all’impeto sessuale, ma alla disperazione di due anime che vanno incontro all’abbandono: abbandono dell’amore, delle certezze, di se stessi. Pertanto, il sesso non è soltanto passione o sfioramento sensuale di corpi: è sfiorare il tumulto della vita, espiazione e conoscenza di sé e del male dell’animo umano e di un’epoca. Tutte le opere di Schiele rimandano ad un senso di caducità che prescinde le cose terrene e sfiora il mistico, rispondendo in pieno alle tendenze e ai contrasti del periodo storico.
A chi taccia la sua arte di spregiudicatezza ed immoralità, risponde che si tratta di un’analisi quasi scientifica dei corpi e priva di malizia o volontà di corruzione e che “nessuna opera d’arte erotica è oscena se è artisticamente rilevante; può renderla oscena solo l’osservatore che sia intimamente volgare” (Diario dal carcere, E. Schiele). I corpi raffigurati da Schiele sono tristi, il più delle volte brutti e repellenti, ma riescono ad ammaliare attraverso i secoli.